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- Il cordoglio dell'INTER per la scomparsa di Evaristo BECCALOSSI.
C Internazionale Milano e tutto il mondo Inter si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari. Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone. Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi. Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato 'Driblossi'. L'arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi. Coi riccioli che ciondolavano sulle spalle, con la sua cadenza inconfondibile in mezzo al campo, dava carezze al pallone. Nessuno, meglio di Peppino Prisco, ha fotografato l'iconicità di Evaristo: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole". Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro - dal 1978 al 1984 - e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell'Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì. Destro, sinistro, gol e visione di gioco. Oriali, Marini, Baresi correvano, Beccalossi inventava. E segnava, forniva assist, dipingeva traiettorie. A volte a intermittenza, a volte in maniera folgorante. Con la schiettezza e la naturalezza che lo ha sempre contraddistinto, ammetteva candidamente, senza paura di essere giudicato, perché il suo forte era anche quello: "Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me". La numero 10 sulle spalle: arrivò all'Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D'altronde la segnalazione a Sandro Mazzola - suo predecessore con la 10 e all'epoca dirigente nerazzurro - arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica. "Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato". Molti di noi non erano ancora nati, in quel 1980, ma quel coro accompagnò l'Inter di Bersellini verso il 12° Scudetto. Con Bordon, Baresi, Altobelli, Caso, Bini, Marini, Oriali, Canuti, Pasinato, Muraro, Mozzini, Pancheri, Ambu, Cipollini, Occhipinti e, ovviamente, Evaristo Beccalossi, il 10 di quella squadra. Sette gol, due nel derby dell'8 ottobre 1979. Un destro al volo di una leggerezza inarrivabile, su un campo senza erba, solo di fango. E un altro gol per chiudere una stracittadina solo nerazzurra. Più dei gol, 37 in 215 apparizioni, più dei titoli - uno Scudetto e una Coppa Italia - Beccalossi è sempre stato l'uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti. Ancora una volta, geniale anche in questo caso, pur senza meriti, si trasformò questa serata storta in un qualcosa di artistico: il monologo portato a teatro dall'attore Paolo Rossi. "La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d'oggi". Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell'aver avuto il 'Becca' nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l'ennesimo dribbling della vita di Evaristo.
- Il cordoglio del Monza per EVARISTO BECCALOSSI
AC Monza partecipa al dolore della famiglia per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, uno dei fantasisti più talentuosi e imprevedibili del calcio italiano, che vestì la maglia biancorossa nella stagione 1985-86, in cui collezionò 15 presenze e 3 gol. Numero 10 geniale e romantico, bandiera dell’Inter, dopo la carriera da calciatore e dirigente portò la sua simpatia e umanità nel mondo televisivo. Ciao Becca. foto acmonza.com
- E' morto Evaristo Beccalossi, leggenda nerazzurra.
Il 'Becca' ci lascia dopo una grave malattia. Il calcio italiano perde uno dei suoi ultimi 'geni'. Persona gentile, ironica, innamorata del calcio e della sua Inter. foto Inter.it
- Il MONZA si butta VIA. Obiettivo (dichiarato) promozione diretta quasi FALLITO. Ora lo SPETTRO dei play off. Si poteva evitare?
La trasferta di Mantova doveva essere la tappa di avvicinamento alla festa biancorossa nell’ultima sfida in casa contro l’Empoli del prossimo 08 maggio. Il viaggio trafficato verso lo stadio Martelli a causa del ponte festivo del 1 maggio, il caldo estivo avevano reso dall’inizio non agevole l’approccio a questo delicatissimo impegno. Il Monza però recuperava Paulo Azzi, uomo cardine di questa stagione. Era venuto a trovarci nel pre conferenza stampa a Monzello e interrogato scherzosamente da Paolo Bianco sul proprio stato di salute, a microfoni spenti, aveva con un mezzo sorriso rassicurato sulla sua efficienza fisica. In difesa Lorenzo Lucchesi sostituiva Andrea Carboni, mentre a centrocampo Pessina e Obiang confinavano in panchina Lorenzo Colombo, con Colpani di nuovo preferito all’esperto Hernani jr. I primi, orribili, sessanta minuti destavano nei numerosissimi ed encomiabili tifosi biancorossi un senso di sconcerto misto ad abbandono, forte, drammatico al cospetto della loro squadra inerme, terrorizzata nella testa e nelle gambe. Da addetto ai lavori, in arrivo dalla sede mantovana del ritiro pre partita, testimone dell’unica testata presente a documentare quelle immagini, nel primo tempo mi chiedevo se fosse stato un debito di ossigeno, unito ad una paura smisurata di affrontare il penultimo scoglio, la causa di un pomeriggio che si preannunciava nefasto. I primo dieci minuti del secondo tempo (in assenza, ingiustificata e ingiustificabile di cambi di formazione nell’intervallo) prolungavano lo stato di incredulità dei tifosi e di chi scrive. I successivi innesti di Hernani jr , Beppe Caso tra gli altri davano quel supporto tecnico e qualitativo ad una squadra, una rosa, quella del Monza attuale , riveduta e corretta a gennaio che a mio parere è indiscutibilmente la più forte e attrezzata di tutta la serie B, con profondo rispetto e onore delle armi a Venezia e Frosinone. Settimana scorsa si era data l’opportunità ai giocatori di vivere l’attesa di una sfida fondamentale (i tifosi e addetti a lavori di questo ne erano consapevoli) con un briciolo (forse anche di più) di spensieratezza: una giornata, il mercoledì precedente la partita, senza allenamenti, visite ad Associazioni in loco, spot pubblicitari. La nostra domanda in conferenza stampa post caduta rovinosa di Mantova , voleva indagare su una presunta deficienza fisica, ma venivamo rassicurati sulla bontà e intensità degli allenamenti del lunedì e martedi precedenti (la domenica era pure stata di riposo…). La reazione del secondo tempo però, forse anche nervosa confortava sulla forma fisica, anche se i cinque cambi mentre davano sostanza alla prestazione fisica, avvaloravano il fatto che lo schieramento iniziale fosse non del tutto azzeccato (si può dire e scrivere senza che nessuno ne abbia male?). Senza contare il mancato impiego, pur se nella parte più delicata del match di Keita Balde, che comunque ha effettuato tutto il riscaldamento e che dal punto di vista tecnico e di esperienza, partite più complicate di questa in carriera le ha forse vissute. Leo Colombo e Patrick Ciurria scontavano invece fastidi fisici. D’accordo, se il pallone di Bakoune o l’occasione di Cutrone avessero avuto altri esiti, saremmo stati spettatori di una rimonta clamorosa, ma anche il Mantova sprecava le proprie chances e l’onestà intellettuale impone la considerazione che avevamo comunque assistito a un approccio estremamente negativo, mentre l’importanza della classifica, dell’obiettivo iniziale ‘dichiarato’ (anche se la Società è assente da mesi nella comunicazione diretta con la stampa specializzata) avrebbe richiesto come minimo l’atteggiamento che le rivali dirette continuano a mostrare e dimostrare. Il calcio è imponderabile, quindi è lecito attendere il responso dell’ultima giornata, ma in un campionato in cui ben quattro squadre hanno varcato i settanta punti (quattro, non solo il Monza come a volte sembra non essere considerato ) risultano di vitale incidenza sulla classifica finale, le trasferte ‘infelici’ e deludenti contro Spezia, Avellino, Reggiana, Mantova, Entella , per chi invece vuole vendere entusiasmo nel pareggio di Bolzano e nella sofferta vittoria di Carrara. I tifosi biancorossi devono attendere ancore qualche giorno, per prepararsi a un finale ai play off che pareva ormai solo un pensiero labile, ora diventato spettro minaccioso e realistico, oppure a una festa inattesa e incredibile alla luce dell’ultima sciagurata esibizione nella città di Virgilio. La cosa certa e che ?Quelli che il Monza ‘ e Carta Canta saranno comunque lì, come da inizio stagione e documentarla con la consueta obiettività e passione.
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- Frattura dello zigomo per Luka Modric.
Gli esami strumentali effettuati oggi hanno evidenziato una frattura dello zigomo sinistro che richiederà un intervento chirurgico, previsto nelle prossime ore. Ulteriori dettagli verranno comunicati successivamente all’operazione. foto #acmilan
- CALHANOGLU si ferma ancora. Il comunicato ufficiale.
Hakan Çalhanoğlu si è sottoposto questa mattina a esami strumentali presso l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano. Gli esami hanno evidenziato un risentimento muscolare al soleo della gamba sinistra. La sua situazione sarà valutata nei prossimi giorni. foto uefa.com
- ROCCHI: "Mi autosospendo, lo faccio per il bene degli arbitri".
L'ex arbitro è accusato di frode sportiva. Aggiunge: "Torneò più forte di prima":
- Mercoledì 15 aprile alle 12.45 parla mister Paolo Bianco
Domani 15 aprile alle 12.45 è prevista la conferenza stampa di Paolo Bianco, tecnico biancorosso, in vista della partita di venerdì 17 aprile a Marassi contro la Sampdoria. foto acmonza
- SPALLETTI rinnova al 2028
E' arrivato il Comunicato Ufficiale: Luciano Spalletti rinnova il contratto con F.C. Juventus fino al 2028 foto FC Juventus
- Si ferma LAUTARO MARTINEZ. Le condizioni fisiche.
Lautaro Martinez si è sottoposto oggi a esami clinici e strumentali presso l’Istituto Humanitas di Rozzano. Gli esami hanno evidenziato un lieve risentimento muscolare al soleo della gamba sinistra. La situazione dell'attaccante argentino sarà rivalutata nei prossimi giorni. foto fc Inter
- GASPERINI: "Questa squadra non va ricostruita, ma rinforzata".
Dopo la pesante sconfitta con l'Inter, l'allenatore della AS Roma in conferenza stampa ha risposto alla domanda di un giornalista che lamentava le difficoltà della rosa giallorossa in questa stagione.












